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A livello musicale che tipo di line-up, e quindi di esperienza, avevate intenzione di costruire? Non sono frasi fatte, la line-up del Mukanda viaggia verso una sola direzione, non ha mille strade, non ammicca a gusti e generi diversi. Hanno scelto di non fare una brutta copia dei festival italiani più grandi, hanno preso una loro strada e continuano a portarla avanti.

Pagandone il prezzo certo, ma se tu mi stai facendo queste domande vuol dire che si sono guadagnati il loro posto in questo mondo.

Dal 3 al 5 agosto prossimo avrà luogo la seconda edizione di Mukanda Festival, e per comprendere identità e concetti che sottendono a questo evento così unico ed affascinante nella sua forma, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Raffaele Costantino, tra le voci più riconoscibili di Radio 2 Rai, che cura la direzione musicale del festival.

Sono andato ad aprile del 2015 a vedere Vico, non lo avevo mai visto. All’inizio non capivo come avrebbe potuto realizzarsi un festival in strade e piazze così piccole, poi col passare delle ore insieme ai ragazzi di Vico (con me c’erano anche i miei collaboratori Matteo Strada e Knuf) abbiamo iniziato a visualizzare tutto il centro storico del paese come un unica location.

Il rito si sarebbe diramato in quelle stradine ed in quelle piazzette. Ma anche un bellissimo concerto di Paul White e Mo Kolours in una piazzetta che si affaccia sulla valle che io chiamo la piazzetta esoterica.

Come sei entrato in contatto con Mukanda e perché hai scelto di prendere parte a questa storia?

Sono stato contattato su Facebook, strumento che adoro perché abbatte mille barriere.

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